Tatuaggio ed Europa

1 febbraio 2007

In Europa il tatuaggio era stato vietato dalla Chiesa Cattolica fin dal 787 d.c.(da Papa Adriano I, nel concilio ecumenico di Nicea) ed era rimasto relegato ad alcuni santuari, dove i frati stessi, nonostante il veto papale, tatuavano croci o semplici segni ai fedeli come testimonianza del loro pellegrinaggio, e agli artigiani, che in quasi tutta Europa perpetuavano la tradizione di tatuarsi il simbolo del loro mestiere.


Anche in Europa, dopo che vennero mostrati in pubblico alcuni indigeni provenienti dalle isole del Sud elaboratamene tatuati, scoppiò il "boom" del tatuaggio.
Molti aristocratici e ricchi inglesi andarono fino in Giappone da famosi tatuatori; re Giorgio V, suo fratello il duca Clarence e lo zar Nicola di Russia si vantavano dei loro tatuaggi realizzati da grandi maestri come Narabashi di Nagasaki o Hory Chiyo. I più grandi tatuatori dell’epoca, come Tom Riley, Sutherland Mc Donald e George Burchett, subirono il fascino e l’influenza dello stile giapponese.
Il primo tatuatore professionista inglese fu Purdy, che aprì il suo Tattoo Shop a Londra nel 1870, a Halloway, e il cui stile si rifaceva a quello americano e giapponese.
Un altro tatuatore "storico" fu Tom Riley, di origine irlandese, figlio di un sergente maggiore del 6° Reggimento dei Dragoni di Inniskilling. Aveva imparato a tatuare da bambino e si vantava che non esisteva un solo reggimento dell’esercito britannico in cui non vi fosse almeno un suo tatuaggio. Quando era sergente del 3° Imperial Yeomanry durante la guerra in Sudafrica, tatuò centinaia di ufficiali con gli emblemi del loro reggimento. Tornato in patria frequentò un corso di disegno, poi aprì vari studi dove tatuò anche molti reali d’Europa.
Sutherland Mc Donald era un altro personaggio molto in voga: tatuava i soci dei club più esclusivi di Londra. Affittò un locale presso i Bagni Turchi in Jermyn Street e vi allestì il suo studio in un accattivante atmosfera esotica. Era un uomo colto e ben educato, da lui andava tutta l’aristocrazia londinese.
Nel nord Europa, in Olanda, Danimarca e Germania, il tatuaggio seguì più o meno lo stesso sviluppo storico, riguardava, cioè, soprattutto i marinai, contrariamente a quanto accadeva nei paesi mediterranei, dove fu molto ostacolato dalla Chiesa Cattolica e quindi malvisto. In Francia nel 1860 fu vietato ai marinai, fatto che decretò la chiusura della maggior parte dei Tattoo Shop che erano sorti.
Anche in Italia il tatuaggio, soprattutto in seguito agli studi di Lombroso, è stato molto inviso, così che non si hanno notizie di studi o botteghe professionali fino agli anni settanta. Ha comunque continuato ad essere praticato in alcuni santuari, come quello di Loreto, dove un frate ha operato fino a circa quarant’anni fa; inoltre, importanti famiglie aristocratiche come i Savoia e i D’Aosta hanno tramandato fino a oggi l’usanza di portare tatuaggi.