Tattoo Artist Intervista con Chaim Machlev

10 luglio 2014
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Speciale Tattoo Artist pubblicato su Tattoo.1 Tribal #79
Da quanto tempo fai questo lavoro?

Sono nato e cresciuto a Tel Aviv, in Israele, e due anni fa mi sono spostato a Berlino per imparare come si tatua. E due anni fa, nella primavera del 2012, ho cominciato a tatuare.

Il mio studio ha sede a Berlino, è privato e questo significa che qui entra solo una persona alla volta. Non lavoro senza appuntamento e tatuo una persona al giorno.
Penso sia impossibile tatuare più di una persona al giorno per un artista del tatuaggio che cerca di compiere un’esperienza spirituale insieme al cliente e vuole trarre qualcosa di positivo sia dagli aspetti psicologici che da quelli creativi.

Com’è iniziata la tua passione per il tatuaggio?
Non ho mai avuto una formazione artistica, né ho mai creato arte – a parte suonare la chitarra per hobby – e di sicuro nulla che abbia a che fare con il disegno / tatuaggio.
Infatti, non ero così attratto dai tatuaggi prima di iniziare a pensare di farmene uno, anche se non saprei spiegare perché è successo.
Tre anni fa ho preso il mio primo tattoo da Avi Vanunu, nello Psycho studio di Tel Aviv, ed è stata una delle influenze più forti della mia vita. Ho trovato il processo molto spirituale e mi ha cambiato la vita.
Ho cominciato a visualizzarlo in sogno. Ogni persona che vedevo la concepivo con linee che ne percorrevano il corpo e ho pensato a quanto sarebbe stato interessante essere davvero un tatuatore, per decidere quali linee scorrono meglio sul singolo corpo, dedicando la vita a vivere l’esperienza di cambiare il corpo delle persone.

Come hai imparato a tatuare?
Atterrare a Berlino è stato facile, trovare un posto dove vivere e un negozio che mi prendesse è stata dura.
Non avevo nessun portfolio da mostrare e nessuna esperienza nel disegno, solo tantissima motivazione e altrettanta speranza.
Infine ho trovato un posto che mi ha aperto la porta delle opportunità, mi è stato concesso di avere una piccola stanza nel retro dove fare pratica sui punks, ai quali non importava come veniva il loro tatuaggio, e di pulire i locali come compenso.
Dopo due mesi di pratica ho cominciato a sentirmi molto più sicuro con le macchinette e ho cominciato a costruirmi la mia clientela.

Qual è il primo tatuaggio che hai creato?
Il mio primo tatuaggio l’ho fatto su un’amica, è stata così gentile da lasciarmi far pratica su di lei tatuandole una piccola stella marina, che ancora oggi si presenta bene.
Il mio secondo tatuaggio era davvero orribile. Non è divertente parlare del primo approccio al tatuaggio. Quando diventa realtà e per la prima volta tieni in mano la tua macchinetta, la dirigi verso qualcuno senza sapere con certezza come andrai avanti, perciò ti ritrovi a seguire l’istinto. Quell’istinto diventa consuetudine nel corso del tempo e dell’esperienza.

Ci descrivi in breve la tua tecnica?
Creo i miei disegni modellandoli sulla struttura anatomica dei miei clienti. Non creo mai lo sketch prima, perché su carta può sembrare anche bello ma potrebbe non adattarsi al corpo, e non incontro prima gran parte dei miei clienti perché molti si mettono in viaggio per arrivare qui.
Per i miei tatuaggi uso perlopiù il nero, penso sia l’unico colore che resta senza tempo su un disegno senza tempo. E penso che sul nostro corpo sia più bello di altri colori. Talvolta uso il rosso, ma raramente.

E il tuo stile?
Per me è difficile categorizzare il mio stile di tatuaggio come un “certo” stile. Bizzarro e minimalista qual è, non ha bisogno di essere inserito in nessuna categoria convenzionale.
Ho cominciato a fare questi disegni perché mi sembrava strano che la gente cercasse di etichettare i tatuaggi e altre forme d’arte. Quando la gente si trova davanti a una creazione artistica, a volte consuma molta energia per cercare di capire a quale gender si ricollega e sotto quale categoria si potrebbe definire, invece di godere della sconfinata opportunità di avere qualcosa d’indefinito.
Posso dire che nei miei lavori c’è quello scisma, come nella mia personalità, faccio linee d’arte minimale – il piccolo computer dentro me, e mandala molto dettagliati – l’uomo spirituale in me.

Quanto è importante il disegno su carta e quanto è differente sulla pelle?
Faccio parecchio free hand con i miei progetti tattoo e il processo del disegno talvolta è più lungo del tatuaggio in sé.
A volte è molto difficile trovare le linee giuste che scorrono sul corpo, specialmente se si parla di disegni geometrici. Il nostro corpo non è simmetrico e cercare di mettere un disegno simmetrico su un oggetto asimmetrico la maggior parte delle volte fa l’effetto di un adesivo appiccicato sopra.
Se scendi ai patti col disegno geometrico, deve avere la misura giusta, il posto giusto e il movimento giusto, in caso contrario semplicemente non funziona.

La persona che ti chiede un tatuaggio quanto influenza la tua creazione?
Se il cliente che ho davanti a me è aperto mentalmente, per questa persona posso creare qualcosa di più individuale, e le creazioni che più mi soddisfano e che più amo sono quelle che ho creato su persone che sono arrivate senza neanche un’idea, a parte la forte determinazione di farsi tatuare da me.
Non tatuo mai lo stesso disegno, non tatuo quando non sento una connessione positiva con il cliente, non faccio disegni prima, faccio tutto insieme ai miei clienti e li coinvolgo a essere parte attiva nel progetto. Penso sia il modo più onesto per farlo.
Suppongo che sia stato così per molti anni ovunque, sul pianeta, ma penso sia qualcosa che abbiamo perso nel mondo occidentale, quando si parla di tatuaggio.
Non c’è niente di sbagliato nell’andare in un tattoo shop e scegliere un disegno da un catalogo o da un flash. C’è semplicemente un’altra via spirituale per farlo, più lunga, intangibile, che prende più energia e confidenza, ma che ti ricompensa assai di più con un disegno personalizzato che si adatta perfettamente al tuo corpo.

La tua arte a che cosa s’ispira?
Traggo ispirazione dalla natura, penso sia la cosa più onesta alla quale noi artisti ci possiamo ispirare. Chiaramente mi sento molto eccitato quando vedo disegni tattoo o altre forme d’arte stimolanti, ma gran parte della mia ispirazione arriva da una quantità di aspetti che vanno dall’osservare al pensare alla natura, che è tanto matematica quanto spirituale e astratta.
Cerco sempre di bilanciare i miei disegni come la natura fa nelle sue creazioni. Se un disegno è troppo geometrico, dà una sensazione fredda. Il fine è trovare il giusto equilibrio.
Quando intraprendo un progetto, ho sempre il presentimento di creare qualcosa di molto figo già da lontano e quando ci si avvicina, si scoprono tante dimensioni ed è uno stimolo fortissimo per gli occhi di chi osserva.
Ma non dev’essere troppo complicato, può consistere anche di una sola linea che fluisce lungo tutto il corpo. È tutta una questione di personalità e di com’è il cliente. Come si muove, come parla, come descrive se stesso e come vuole essere descritto.

A che cosa stai lavorando adesso?
Sono sempre aperto a collaborazioni con altri artisti, non solo tatuatori e penso che questa sia la cosa più importante quando si parla di sviluppo artistico: invece di ripetere gli stessi concetti, costruire progetti più interessanti con artisti di tutto il mondo.
Il mio scopo è evolvermi il più possibile, fino ad arrivare, sul piano artistico, più lontano di quanto mi ero proposto.

Quando il tatuatore diventa un Artista?
Per me l’arte è tutto un condividere e un creare nuovi stimoli per i sensi delle persone.
A mio parere, il problema nel mondo dell’arte è che ci sono tanti artisti che godono del titolo di “artista” più di quanto in realtà adempiano al loro compito o sviluppino se stessi artisticamente, che sono processi senza fine.

Qual è la tua filosofia?
So quanto è difficile imparare a tatuare, ma è possibile, e la via non è necessariamente fare duri anni di apprendistato. Conta di più quando lo vuoi davvero e quanto sei disposto a sacrificare per arrivarci. Proprio come il sogno che ciascuno ha.
Tutti sogniamo qualcosa, ma molti di noi pensano sia impossibile da realizzare e si arrendono ancora prima di provarci. Se io sono riuscito a essere un artista del tatuaggio e la gente si mette in viaggio per farsi tatuare da me, allora, davvero, chiunque può essere ciò che vuole. Basta avere un sogno e lottare per arrivarci. Se non combatti per i tuoi sogni, per che cosa lo farai?
Pace & Amore
Chaim

CHAIM MACHLEV
Dots To Lines
Berlin (Germany)
www.dotstolines.com
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