Il segreto dei fiori parte 2

3 maggio 2018

Seconda parte dell’articolo dedicato ai fiori e alla loro simbologia, dove esploriamo il significato di cinque fiori. La campanula è il fiore prediletto dalle fate, il giglio è consacrato ai culti femminili, la margherita è il fiore bambino, la pervinca è dedicata ai dolci ricordi e infine, la viola è il fiore dei voti d’amore.

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Campanula, il fiore delle fate
Campanula è il nome scientifico, ma il fiore è conosciuto anche con il nome popolare di campanella perché la forma dei petali ricorda una piccola campana. È uno dei più potenti fiori fatati e un prato pieno di campanule è un luogo estremamente pericoloso da attraversare, irto di sortilegi e incanti, perché questi sono i fiori prediletti dalle fate. Secondo la tradizione crescono vicino all’ingresso del mondo magico e avrebbero il potere di rendere visibile l’invisibile. Inoltre, le fate li usano come cappellini.
Oggi le campanule vengono coltivate, ma sono nate come piante erbacee spontanee e sono diffuse in tutto il mondo. Sono considerate delle piante pioniere in quanto compaiono in zone particolarmente impervie, dove cresce soltanto il muschio, aprendo la strada ad altre specie.

Giglio, casto e fertile
Originario del Medio Oriente, il Lilium è un genere che comprende numerose specie di fiori. Il più conosciuto è il Lilium candidum, fiore bianco che nel linguaggio comune è detto giglio. Simboleggia innocenza, candore e castità, ma nei tempi arcaici era un simbolo di fecondità. Per la sua straordinaria capacità di riproduzione, il giglio divenne il fiore consacrato ai culti femminili ed era sacro a grandi dèe madri come Demetra, Era e Giunone.
Nell’Antico Testamento ha ispirato i simboli della bellezza e della fioritura spirituale, nel Nuovo Testamento è diventato il fiore sacro a un’altra grande madre, la Vergine Maria. Nell’Annunciazione l’Arcangelo Gabriele dona a Maria un giglio per significare la sua Immacolata Concezione, la verginità, la purezza, la fecondità e l’abbandono alla volontà divina. Il giglio è inoltre simbolo dell’anima fedele ai valori più profondi della vita.

Pervinca, dolce ricordo
Cresce spontaneamente quasi in tutta Europa. Presso i Celti, la pervinca era particolarmente cara ai druidi,
 che la utilizzavano per preparare pozioni e infusi. In alcuni Paesi i suoi fiori venivano sparsi davanti agli sposi come gesto benaugurante; in altre regioni, i suoi rami venivano incrociati per ricavarne una corona da porre sulle tombe.
Il valore simbolico della pervinca è legato alla memoria e al desiderio di lasciare e conservare un dolce ricordo.

Margherita, il fiore bambino
La piccola margherita dei prati, detta anche pratolina, si apre al mattino, riscaldata dal sole, per poi richiudersi al tramonto. È il fiore dei presagi d’amore: è usanza diffusa sfogliare una margherita ripetendo, in alternanza, «m’ama, non m’ama» a ogni petalo strappato. La frase pronunciata strappando l’ultimo petalo è quella vera.
I bambini di ogni generazione sono cresciuti giocando con le pratoline a formare ghirlande e mazzettini e cogliendole per la mamma. Proprio grazie ai bambini il fiore è un emblema di purezza, candore e innocenza.

Viola, voto d’amore
Questo piccolo fiore profumatissimo è l’emblema dell’amore, della morte e del sacrificio. Il suo colore, il viola, è simbolo di forza spirituale e ispirazione.
La tradizione del colore viola collegato al lutto e alla Quaresima ha radici antiche e si ritrova nel mito greco di Attis, un giovane pastore che morì dissanguato in modo atroce dopo aver offeso la dea Cibele, a cui era consacrato. Le sue gocce di sangue sparse sulla terra divennero delle viole. Il culto si diffuse nell’antica Roma: nel dies viola (il giorno della viola, 22 marzo) si svolgeva una processione sacra in onore di Attis, durante la quale si trasportava un tronco di pino ornato con ghirlande di questi fiori.
Nella commedia Sogno di una notte di mezza estate, Shakespeare racconta che la viola un tempo era di colore bianco, ma quando fu colpita dalla freccia di Cupido, dio dell’Amore, per la ferita amorosa diventò purpurea e fu chiamata Viola mammola. Anche la Viola del pensiero propizia l’amore e nel Medioevo era prediletta dai cavalieri della Tavola Rotonda.

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