Tattoo Artist intervista con Frank la Natra

8 maggio 2018

Frank LaNatra31 Tattoo Artist intervista con Frank la NatraGuarda la gallery tattoo dedicata a Frank La Natra
Speciale Tattoo Artist pubblicato su Tattoo.1 Tribal #78

La tua arte a che cosa s’ispira?
Sono moltissime le cose che ispirano me e la mia arte. Artisti e illustratori come Glenn Keane, Bobby Chiu, Francisco Herrera e Creature Box sono una grande ispirazione per i miei disegni e le illustrazioni, mentre artisti come Jesse Smith, Robert Kane, Tanane Whitfield e Kelly Doty mi hanno aiutato a crescere nel tatuaggio e nella professione.
I film della Pixar e l’animazione giocano un ruolo importante nello stimolare la mia opera, e l’arte dei video games m’ispira tanto per gli sfondi.
Un’altra grande fonte d’ispirazione sono i miei clienti e le loro storie. Ogni volta che lavoro su un nuovo cliente e sulle sue idee, questo orienta il mio disegno, la storia che vado a narrare e i personaggi che creo.

Ci sono artisti che consideri tuoi maestri o pietre miliari nella tua carriera?
Ci sono parecchi artisti del tatuaggio che mi hanno insegnato molto. Qui sopra ho nominato quelli che hanno avuto il maggiore impatto sulla mia carriera iniziale.

Ci descrivi in breve la tua tecnica?
Per quanto riguarda il disegno e lo sviluppo delle illustrazioni, la mia tecnica comincia con il comprendere e visualizzare la storia che devo raccontare. Poi lavoro sulla creazione del personaggio e sugli schizzi, oltre che sulla composizione del pezzo completo e su come ogni elemento deve interagire con il resto. Quando è tutto pronto, lo metto insieme nell’illustrazione finale, creo lo stencil e inizio il mio studio sulla luce.
Quando finalmente parto con il tatuaggio vero e proprio, traccio i contorni facendo tutti i neri e le ombreggiature per assicurarmi che la luce sul pezzo sia quella giusta, poi parto con il colore. Inizio con lo sfondo e lavorando da dietro verso il primo piano, costruisco prima il cielo e l’atmosfera così posso far risaltare tutto, e tengo i personaggi per ultimi. Il passaggio finale è colorare i personaggi e infine aggiungere eventuali piccoli dettagli.

Da quanto tempo fai questo lavoro?
Disegno i cartoon da quando ero bambino. Ho cominciato con Topolino e sono andato avanti con i fumetti e l’arte fantasy, per poi chiudere il cerchio e tornare al punto di partenza, l’arte in stile Disney.
Tatuo da circa 16 anni, ma devo dire che come tatuatore ho trovato pienamente me stesso e ho messo a fuoco il mio stile negli ultimi due anni.

Chi ti ha insegnato?
Per quanto riguarda chi mi ha insegnato a tatuare al mio esordio, erano due ragazzi di Brooklyn, nella New York in cui il tatuaggio era diventato da poco legale [1997, NdR]. A quei tempi ho cominciato come apprendista e a dire il vero, non sono andato molto oltre le conoscenze di base. Ci ho messo lunghi e duri anni per comprendere come progredire a un livello tecnico superiore.
Finché, dev’essere stato all’incirca 5 anni fa, ho incontrato Stefano Alcantara e osservandolo mentre mi tatuava, ho cominciato a capire il pieno potenziale di ciò che si può fare con il tatuaggio. Stefano ha cambiato tutta la mia cognizione di come si tatua. Dopo di che, ho cominciato a lavorare con il realismo e a costruirmi un nome. Più tardi è arrivato Jesse Smith che mi ha ispirato a stimolare me stesso per disegnare e tatuare quello che amo. Per me è stato una sorta di mentore, mi ha aiutato a costruire la mia carriera per farla diventare ciò che è oggi.

Com’è iniziata la tua passione per il tatuaggio?
A dire il vero non ho mai avuto tutta questa gran passione fino a circa 2-3 anni fa. Prima era semplicemente un lavoro, ma quando ho cominciato a crescere nel mio stile, diventando capace di focalizzare ciò che amo, è cresciuta anche la passione per il tatuaggio. Oggi è parte di me.

Qual è il primo tatuaggio che hai creato?
Il primissimo tatuaggio che ho fatto è stato un piccolo drago tribale su uno dei miei migliori amici. Finché non l’ho finito, la persona che mi stava insegnando non mi ha detto che avevo fatto il tatuaggio a rovescio. Un errore che non ho ripetuto mai più.

E il primo tattoo che ti sei fatto fare sulla tua pelle?
Abbastanza imbarazzante. Era la “S” tribale della band Sepultura.

La persona che ti chiede un tatuaggio, quanto influenza la tua creazione?
L’unica influenza che il cliente ha sul tatuaggio è la storia che vado a raccontare e le specie di animali che potrei usare. Lì è dove la sua parte finisce e dove subentro io.

A che cosa stai lavorando adesso?
In questo momento sto lavorando su vari grossi progetti con altri artisti. Cose come grandi collaborazioni nell’ambito tattoo, per libri, abbigliamento, giocattoli, punto di partenza per plasmare il nostro mondo e parte di un prossimo progetto a cui tutti stiamo lavorando.
Mi sto anche concentrando nell’organizzare mostre d’arte nel mio studio, e in una collaborazione gigante fra “guest spot” [il tatuatore ospite di un altro studio, NdR] con altri 12-16 artisti contemporaneamente. Insomma, ho tanta carne al fuoco e parecchio lavoro programmato.

Qual è la tua filosofia?
La mia filosofia è semplice. Tiri fuori quello che ci metti dentro. Morale della favola!

Frank La Natra, Into the Woods Gallery
Dania Beach, Florida (USA)
http://intothewoodstattoo.com/frank-la-natra/