La storia del Tatuaggio Traditional (parte 2)

8 marzo 2011

Nella prima parte di questo articolo abbiamo scoperto che cos’è l’old school, quali sono i suoi simboli e chi sono i precursori del genere.

Ora passiamo alla new school, grandiosa fonte di ispirazione per il tatuaggio contemporaneo.

Articolo e tatuaggi (nelle foto)
di Guido Baldini, Lost Cowboy Tattoo

L’immaginario del tatuaggio tradizionale è legato alla vita di mare, al viaggio fisico o introspettivo, alle battaglie in guerra e a quelle personali di ogni giorno. Le immagini si ripetono, sono spesso rielaborate, ridefinite, dettagliate o semplificate.

I tatuatori americani dell’inizio del secolo scorso erano per la maggioranza autodidatti. Gli artisti erano soliti far parte di un circo e di un carnival sideshow.
Durante le stagioni in cui questi spettacoli erano fermi, i tatuatori lavoravano in studi di tatuaggio sparsi per la nazione dividendo informazioni su nuove tecniche e soprattutto scambiandosi disegni per adornare corpi.

L’esistenza gitana di questi personaggi traspira nelle immagini da loro create e tramandate.
Oggi questi flash adornano le pareti dei tattoo shop.
Ricreando la romantica “sporca” atmosfera di un tempo veniamo catapultati nell’immaginario collettivo di romanzi esotici d’avventura.

Alcuni di noi, imprimendo questi disegni sulla propria pelle, ricercano questo desiderio d’avventura che spesso la società odierna e la vita di tutti i giorni ci negano.

L’ERA DEL NEW TRADITIONAL
Gli anni Novanta hanno riportato in auge il tatuaggio e sono riusciti a renderlo accettabile socialmente. La sua ghettizzazione e pregiudizio sono quasi del tutto scomparsi.
La cultura e la tecnologia sono stati i suoi alleati.
Migliori attrezzature, infiniti colori e cultura medica hanno aiutato questa “procedura” a essere più sicura e socialmente accettata.

Il tatuaggio “biker”, con i suoi dettagli e il delicato grigio delle sfumature anni Ottanta, è stato superato dal “new school” e dai suoi mille colori a metà dei Novanta.

Dopo questa fluorescenza di pigmenti su pelle e surreali immagini, a fine millennio si arriva a riscoprire il tribale, quello originale, eseguito con rispetto e cultura, in alcuni casi praticato a mano, in modo primitivo.

Il tatuaggio giapponese classico viene messo in luce non solo come appartenente alla cultura mafiosa Yakuza, ma come patrimonio artistico del Paese “del sol levante”.
La sua eleganza mozza il fiato.

GIAPPONE CHIAMA AMERICA
Ma ora, anno duemiladieci, da vari anni a questa parte anche il Giappone “vuole” l’America: le iconografie sono più terrene, meno religiose o legate a credo occidentali.

I disegni tradizionali americani anni Cinquanta, pervasi da un alone rockabilly, hanno preso il posto o vanno a braccetto con divinità e draghi appartenenti al folklore giapponese.
Probabilmente il Giappone vuole ridefinire la propria cultura, millenaria e spesso chiusa, come tutti stanno cercando di fare in ogni parte del mondo.

TRADIZIONI E NUOVE IDENTITÁ
Oggi si vuole andare avanti, con maggiore attenzione alle tradizioni, mai come in questo momento cercate e riscoperte. Si ricercano identità.
Il tatuatore in sé lascia il tanto desiderato posto di artista e diventa una figura più romantica, meno oscura e cerebrale, legata al mondo dei pirati o degli eleganti fuorilegge. Si trasforma in una “creativa canaglia”.

Il “tattoo artist” ritorna a essere “tattooer”.
La sua figura è quella di un artigiano piuttosto che di un artista.
Il cliente diventa un personaggio simile a quelli dipinti nei quadri di Titine Leu.

Gli americani hanno iniziato questo processo e tutto il mondo lo sta seguendo.
Dal passato sbocciano nuove forme. Ovunque l’apprezzamento per il traditional porta a un restauro e a una “traduzione” a seconda del paese dove viene tatuato.
A casa nostra “Love” diventa “Amore”.
Cambiano i colori e le forme delle bandiere. Non cambiano i valori. Quelli sono universali.

La rozza definizione dei “tattoos” dell’inizio del Novecento viene plasmata in linee perfette ma rispettando la sua anima, la sua semplicità.
Jerry Collins, Don Ed Hardy e Mike “Rollo” Malone negli anni ‘60 e ‘70 hanno contribuito ad affinare il traditional ricercando altrove nuovi stimoli artistici.
Il Giappone con la sua cultura è stato la meta perfetta per queste ricerche.

Il motivo per “Sailor Jerry” Collins era quasi patriottico, considerando gli anni (seconda guerra mondiale e Vietnam) in cui la sua carriera si evolveva: elevare il tatuaggio occidentale alla stessa immagine estetica di quello orientale.
Utilizzando lo stile giapponese per esprimere concetti occidentali e usando la stessa “religiosa” fantasia del periodo Edo, “Sailor Jerry” Collins ha ridefinito e reso attuale il traditional.
Ed Hardy e Malone hanno continuato il processo fino ai giorni nostri.

Le forme sono sempre più semplici e naïve, ma questa volta di una semplicità asiatica; il dettagliato elegante e sempre in movimento, non pesante, simile a quello dei possenti e sinuosi dipinti tibetani è diventato ultimamente la chiave esecutiva per il new traditional (o neo traditional).

Le immancabili forti sfumature di nero e i contrasti di nuovi pigmenti, innumerevoli ai giorni nostri, favoriscono il processo. Rimangono i significati.
Meno rabbia ma più ricerca d’amore incide la pelle dei tatuati.

Lo stile di vita orientale, con la sua ricerca di fluidità, pervade forme e sentimenti. Talvolta la pace dell’animo si ottiene attraverso l’aquisizione di un tatuaggio come se la procedura fosse un esorcismo.

SIMBOLI TATTOO NEL XXI SECOLO
Nel Ventunesimo secolo ci si sente più introspettivi e disinibiti nella dichiarazione su pelle. Amori, passioni e maggiori ricerche di redenzione sbocciano tra le figure che rappresentano teschi (immancabili), eleganti chiavi con serrature, pugnali, rose e pin-up.

Il patriottismo epidermico resiste esclusivamente negli Stati Uniti che, colpiti da una nuova Pearl Harbour, l’11 settembre 2001, si sentono in dovere di dichiarare i propri colori e di entrare in guerra con scudi a stelle e strisce e Dio nella forma solenne di aquila.

Naturalmente i tatuatori americani rimangono i pionieri di tutto ciò.
Civ, Phil Luck, Brad Fink, Eli Quinters, Dan Trocchio, Eric Jones, Seth Ciferri e Martin La Casse i più famosi sulla East Coast.
Bob Roberts, Chris Garver, Grime, Tim Lehi, Scott Sylvia e Jeff Rassier sulla West Coast.

Non dimentichiamo comunque che in Europa, capitanati da uno stile e un gusto che ci scorre geneticamente nelle vene e circondati da arte in ogni angolo di strada, capaci tatuatori ricercano le radici dei nostri traditional.

Nel 2005, a San Marino, Gian Maurizio Fercioni si è presentato alla Idea Tattoo Convention, la prima Tattoo Convention di soli Artisti Italiani [convention organizzata da Idea Tattoo in occasione del decimo compleanno della nostra rivista – NdR] offrendo al pubblico una collezione di “flash tradizionali Italiani” con soggetti religiosi di una bellezza e semplicità ineguagliabili.

Henk “Hanky Panky” Shiffmacher e Peter ad Amsterdam, Dennis Cocknell a Londra, Miss Roxy, Bimbo e Mike a Copenhagen e Bruno (tatuatore della leggendaria “Legione Straniera”) a Parigi sono famosi nel vecchio continente per i tatuaggi eseguiti su marinai e avventurieri di mare e terra.
Herbert Hoffman si potrebbe definire il Sailor Jerry Collins tedesco.

Il passato ritorna.
Sono state filtrate e perfezionate le sue forme.
La globalizzazione di culture traspira nel “nuovo tradizionale”.
Il sentimento romantico rimane.

– Fine –

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